RITA MASCIALINO: ‘IL RITRATTO DI WILHELMINA ROSS DI ANDY WARHOL IN COMPARAZIONE CON LA SERIGRAFIA DEDICATA A MARILYN MONROE.’ Analisi semantica.
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RITA MASCIALINO: ‘IL RITRATTO DI WILHELMINA ROSS DI ANDY WARHOL IN COMPARAZIONE CON LA SERIGRAFIA DEDICATA A MARILYN MONROE‘. Analisi semantica.
(«la Nota di semantica attiene ad una critica fuori da ogni possibile commercializzazione e riguarda solo ed esclusivamente il fatto culturale in sé»)
“Quando ho visto per la prima volta il ritratto di cui sopra, avevo di primo acchito nell’occasione scambiato Wilhelmina Ross per una donna, visto che ‘drag queen’ può sì riguardare preferibilmente maschi, ma può riguardare anche femmine. Non avevo mai visto una donna sprigionare nella realtà e in qualsiasi opera d’arte una tale poderosa energia che mi aveva strabiliato a dire poco. Poi ho approfondito per farne un’analisi e ho scoperto che si trattava di un uomo, Douglas Mitchell Hunter, americano del Missouri, drag queen diventato modello, anzi modella di Andy Warhol. Venendo adesso ad alcune caratteristiche relative all’enorme energia emanante da tale ritratto, si nota, come primo approfondimento, il colore rosso della dentatura evocante, nel contesto appunto dell’energia straordinaria, qualche associazione con una belva dalla bocca intrisa ancora di sangue fresco, un’associazione con l’energia di un felino che abbia il segno dell’abitudine a divorare animali, compreso l’uomo all’opportunità. Essendo questo il contesto di un’opera d’arte, si tratta di un’energia mentale e artistica, di personalità, non certo di affinità più o meno concrete con la ferocia di una belva. In sintonia con la dentatura per così dire sanguinante, la postura è sì frontale, ma le spalle sono lievemente inclinate in avanti, come verosimilmente d’abitudine. In ogni caso va detto che chi abbia idee innovative, in massimo grado, partecipa di un’aggressività molto forte in campo ideale, ossia della creatività appunto sul piano delle idee più poderose che per essere prodotte richiedono in generale una postura consueta lievissimamente aggressiva, un po’ curva in avanti, come pronta ad ‘aggredire’ appunto il mondo delle idee, come forma generale e molto comune dell’aggressività nell’ambito ideale, tuttavia sempre aggressività per quanto speciale. I colori intensi con solo un occhio particolarmente visibile truccato in azzurro sgargiante, il viso ombreggiato a circa metà quasi in due ritratti diversi, il doppio colore dell’abito, sono segni della doppia identità del soggetto reale, maschile somaticamente, femminile nella personalità come scelta. Ora manca a questa breve analisi il raffronto con Douglas Mitchell Hunter. Vi è nel repertorio fotografico delle istantanee Polaroid di Andy Warhol un’immagine di Wilhelmina del 1974 che ha funto da base per questo ritratto presente nella Mostra ‘Ladies and Gentlemen’, Ferrara 1975/76. Le differenze espressive non potrebbero essere maggiori. Wilhelmina si mostra, pur riconoscibilmente nei contorni molto generali, in un’impronta a basse frequenze ottiche, come una donna in postura arrendevole. La bocca è sensualmente aperta, più esattamente lasciata andare, per chiarire al meglio: non sorretta da alcuna energia, gli occhi sono più o meno inespressivi, mentre l’occhio visibile nel ritratto risente di un’impostazione ironica o comunque attenta. Ora da dove viene la semantica del ritratto, così potente? Hunter non era così e meno che mai lo era il suo alter ego in Wilhelmina. Tale potenza, come non può essere diversamente, viene dalla potenza inaudita di Andy Warhol, dell’Artista straordinario, dall’innovatore altrettanto straordinario tale da caratterizzare l’epoca della contemporaneità, viene dalla sua personalità che ha proiettato potentemente in Wilhelmina-Hunter che nulla condivideva con la personalità di Andy Warhol. Ancora una parola sul possibile fuggevole cenno di ironia nello sguardo del ritratto: forse un pizzico di ironia di Andy Warhol che ha dato a Wilhelmina-Hunter tratti che erano quelli della propria personalità? Vogliamo dare un genere a questo tipo di potenza della personalità proiettata da Andy Warhol in Wilhelmina-Hunter? Non possiamo altro che affermare, secondo il mio giudizio basato sui fatti, che si tratta di una potenza di genere maschile, con buona pace delle donne, non me ne vogliano, sono una donna io stessa, ma credo di essere oggettiva nei giudizi, come in questo caso. Intendo dire che nessuno potrà mai affermare sulla base dei fatti che un agnello abbia la medesima potenza del leone. Questo solo per specificare il genere di potenza che traspare dal ritratto di Wilhelmina-Hunter, non quella di Hunter, non quella di Wilhelmina, ma senz’altro quella intrinseca alla – magnifica? -personalità di Andy Warhol.
A conferma di tale interpretazione semantica sta la postproduzione serigrafica della fotografia di Marilyn Monroe. La serigrafia in questione, famosissima, è realizzata su una fotografia in bianco e nero realizzata da Gene Kornman nel 1953 e scclta da Warhol per le sue elaborazioni, non realizzata quindi su uno scatto Polaroid di Andy Warhol. La fotografia di Gene Kornman mostra un paio di caratteristiche condivise, parzialmente, nella foto Polaroid relativa a Douglas Mitchell Hunter: la bocca è mollemente aperta, apparentemente lasciata cadere in un cenno di sorriso onde dare la tonalità sensuale, gli occhi sono inespressivi e non in sintonia con un sorriso qualsiasi, tutto ciò per ottenere l’effetto della bellezza femminile. Questo nella fotografia di Gene Kornman del 1953. Nelle elaborazioni serigrafiche di Andy Warhol, pubblicate dopo la morte della Monroe avvenuta nel 1962, la Monroe non viene rivalutata come Hunter in Wilhelmina, bensì mostra accentuata l’inespressività generale riprodotta nella fotografia promozionale di Kornman, ossia Warhol ha enfatizzato la mancanza di espressione. Anche la fotografia Polaroid di Hunter è inespressiva al di là di una tonalità sensuale al femminile con la bocca lasciata cadere e gli occhi poco espressivi. La differenza eclatante nel duplice opposto trattamento delle due fotografie sta appunto nell’elaborazione di Andy Warhol. Wilhelmina Ross-Hunter emana quella potente energia di cui sopra e che non risulta nello scatto Polaroid, a Marilyn Monroe Andy Warhol ha lasciato ed anzi, impietosamente, evidenziato l’inespressività, il vuoto dietro il simulacro. Ora è noto che la Monroe fosse intelligentissima a detta di tutti, ma lo scopo di questa comparazione è soltanto quello di sottolineare ciò che è avvenuto nelle due corrispondenti elaborazioni serigrafiche di Andy Warhol, ossia: come non venga evidenziata né data nella serigrafia alla Monroe alcuna energia qualsiasi, inespressa anche nell’immagine fotografica, questo in un diverso atteggiamento di Warhol verso la Monroe in cui ritengo l’Artista non si sia proiettato in nessuna misura e in cui, al di là del suo giudizio e di quello conformistico di altri secondo i quali le serigrafie Pop di Andy Warhol volessero solo riprodurre senza giudicare, abbia invece proiettato il suo proprio giudizio apparentemente non positivo sulla Monroe, di cui non ha enfatizzato in nessuna misura neanche la bellezza, primeggiando nelle serigrafie solo la più totale vuotezza espressiva, il vuoto dietro e sotto la superficie per così dire, che non sta in tale totale misura in nessun’altra serigrafia di Andy Warhol – la Monroe non era un uomo, né un comune travestito, in ogni caso Warhol non risulta essersi proiettato in essa, almeno non risulta in questo studio. Qualcuno o molti dicono che si sia proiettato anche nella Monroe, ciò che io, ribadisco, non condivido in quanto vi sono diciamo a livello della semantica dell’immagine a conferma della mancanza di proiezioni di Warhol nella Monroe. Ad esempio, anche una serigrafia della Monroe ha la bocca tutta rossa compresi i denti, ma il rosso è solo una macchia in cui è cancellata qualsiasi segno espressivo, come a voler enfatizzare che la Monroe fosse priva di qualsiasi espressività o non avesse niente da esprimere oltre al vuoto che caratterizza tali serigrafie. In altri termini: la bocca rossa non sprigiona alcuna energia, come invece ne viene data a Wilhelmina, né alcunché di altro, lasciando stare appunto gli occhi che addirittura in molte serigrafie sono del tutto cancellati dal colore o sono spesso del tutto chiusi o quasi del tutto chiusi, spesso inesistenti come finestre dell’anima come si suole dire, mentre spicca comunque sempre la boccuccia mollemente semiaperta. Il cenno per evidenziare la presenza della proiezione della personalità di Andy Warhol in Wilhelmina-Hunter e la mancanza della proiezione di Andy Warhol in Marilyn Monroe alla quale è stato riservato il giudizio di vuoto generale, anche di non bellezza. Che le serigrafie della Monroe siano state pubblicate dopo la sua morte può essere, nel contesto semantico che le contraddistingue, un’ulteriore conferma del fatto che Warhol abbia voluto esaltare l’inespressività connotante la Monroe, l’inespressività della bellezza al di là della bellezza stessa che per altro è stata cancellata dalle serigrafie ed esistente solo nella fotografia pubblicitaria di gene Kornman per il film’Niagara’. E per altro, al di là di qualsiasi opinione o giudizio espresso sull’arte, pop o non pop, da manifesti programmatici di ogni tipo, non può esistere alcuna opera artistica in cui non sia espresso immancabilmente il significato espresso dall’Autore, il suo giudizio, la sua visione del mondo identificabile dall’analisi semantica al di là delle opinioni, come è nelle due postproduzioni fotografiche di Anady Warhol i cui fondamentali dettagli semantici si sono esplicitati in questo studio.
Così si conclude questa esegesi delle due elaborazioni artistiche di Andy Warhol relative al ritratto eccezionale di Wilhelmina-Hunter in comparazione con la serigrafia dedicata a Marilyn Monroe.”
Rita Mascialino
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