RITA MASCIALINO: “IL PACIFISMO DI CRISTO NELL’AMBITO DELLA VITA ETERNA (‘Matteo 5, 30-42, Giovanni 11, 25-26’) E IL PACIFISMO DI KALERGI (‘Praktischer Idealismus’)”

(MARINO SALVADOR: Icona Pop dedicata quale omaggio a Rita Mascialino nella Raccolta di venti Icone Pop di Marino Salvador riferita a Rita Mascialino)

RITA MASCIALINO: “IL PACIFISMO DI CRISTO NELL’AMBITO DELLA VITA ETERNA (Matteo 5, 30-42, Giovanni 11, 25-26) E IL PACIFISMO DI KALERGI (‘Praktischer Idealismus’)”

(“Il pacifismo di Cristo (Discorso della montagna (Matteo: 5, 30-42) e il pacifismo di Kalergi (Praktischer Idealismus”) – studio di riferimento in questa amplificazione)

di Rita Mascialino

Il pacifismo ad oltranza come nel famoso porgere l’altra guancia era stato predicato da Gesù Cristo, un ebreo purosangue al di là della discendenza dal divino Spirito Santo, nel Discorso della Montagna rivolto agli ebrei (Matteo 5: 30-42).

Una necessaria brevissima premessa storica per inquadrare il tipo di pacifismo di Cristo. La prima distruzione del Tempio degli ebrei a Gerusalemme e il cambio di nome del Regno della Giudea avvenne nel 587/586 da parte del re di Babilonia Nabuccodonosor II, con cui iniziò la cattività di Babilonia per gli ebrei privati del loro Regno e della loro identità di popolo. Dopo varie vicende, il Tempio fu ricostruito a Gerusalemme, ma la Giudea fu conquistata nel 63 a.C. dal generale romano Gneo Pompeo Magno e nel 70 d.C. il Tempio fu distrutto per la seconda volta dal generale Romano Tito, futuro Imperatore, e il nome fu latinizzato in Iudaea. La conquista della Giudea fu completata nel 73 d.C. con la caduta di Massada, la fortezza sul Mar Morto in cui gli ebrei avevano resistito ad oltranza ai Romani suicidandosi poi in massa dopo la conquista. I Romani vendettero già dalla conquista della Giudea moltissimi ebrei come schiavi, finché Adriano, dopo tre guerre cosiddette giudaiche con cui gli ebrei tentarono di riconquistare la loro patria, rase al suolo Gerusalemme, costruendo in suo luogo una colonia romana dal nome Aelia Capitolina, ne proibì l’ingresso agli ebrei sotto minaccia di pena di morte e cambiò nel 135 d.C. il nome Iudaea con Syria Palaestina affinché l’identità del popolo ebraico fosse definitivamente cancellata dal mondo assieme alla loro memoria di aver avuto una patria. Già dall’esilio babilonese iniziò una diaspora o dispersione degli ebrei nel mondo la quale divenne sempre più massiccia dal 70 d.C. e dal 135 d.C.

La premessa per sottolineare in quale contesto storico e del momento in cui fu tenuto il Discorso della Montagna a opera di Cristo e del popolo cui era indirizzato, un popolo privato del Tempio distrutto da Tito e del territorio di sovranità in quanto conquistato dai Romani. Si trattava di un popolo ormai destinato alla diaspora, a dover andare, per così dire, a casa degli altri, dove sarebbero sati comunque ritenuti intrusi dai vari popoli e anche perseguitati, maltrattati e calunniati per cui dovevano già prepararsi da quegli anni a errare nel mondo per chiedere ospitalità, malvisti come spesso lo erano e talora lo sono i diversi dal gruppo culturale dominante. A casa degli altri erano da tempo abituati ad andare, con il cappello in mano, come si dice, per non essere cacciati o annientati. Un insegnamento che gli ebrei avevano avuto dall’esperienza già molto prima che Cristo lo desse loro nella nuova evenienza che si prospettava, per cui erano esperti nell’ambito. Il porgere l’altra guancia, il non rispondere con la violenza ai maltrattamenti e alle persecuzioni, era l’insegnamento dovuto da Cristo alla sua comunità. Quindi, se qualcuno avesse trattato male o avesse usato violenza contro di loro, non dovevano rispondere con altrettanta violenza, implicitamente: si sarebbe altrimenti iniziata una reazione che li avrebbe visti alla fine soccombenti perché la violenza a casa degli altri non era, né è neppure oggi, tollerata in quanto ritenuta ingiusta. Nella situazione di incombente diaspora l’insegnamento del Maestro era del tutto pertinente nella circostanza in cui si trovavano gli ebrei, non si trattava tuttavia di un pacifismo ad oltranza dato a tutto il mondo di popoli sovrani. Rispondendo gli ebrei con la sottomissione agli attacchi, si sarebbe, implicitamente, evitato l’annientamento secondo Cristo, l’inviato del Signore o מָשִׁיחַ, Mashìach o Messìa, come voleva essere considerato e non figlio di Dio, concetto estraneo alla religione e cultura ebraica e utilizzato come epiteto onorifico per i guaritori, ritenuto vero concretamente in un equivoco traduttivo da parte dei Romani che compresero – come nella consuetudine della loro cultura religiosa fatta di dèi che si congiungevano spesso con umani generando semi dèi e simili – il sintagma ‘figlio di dio’ come se Cristo fosse un vero figlio di dio – essere figli di Dio sarebbe stata una grave e blasfema hybris in seno alla religione ebraica. Cristo stesso si considerava appunto, metaforicamente, figlio del dio ebraico e non fondò mai una nuova religione, ossia rimase sempre fedele al dio Padre degli ebrei, sempre in senso metaforico.

Sottolineando ancora: non era in ogni caso, come poi fu interpretato dalla nuova religione cristiana dalla Chiesa di Roma, un insegnamento che Cristo avesse dato a tutta l’umanità, ma che aveva diretto agli ebrei che avrebbero onorato come luogo e segno della propria identità, anche nascostamente vista la perdita del Tempio, nel segreto della loro casa in sostituzione del territorio perduto e che però nessuno avrebbe potuto togliere loro se vi avessero tenuto fede, dando loro la vita eterna. E a questa identità gli ebrei privati della loro patria, tennero sempre fede porgendo l’altra guancia ovunque pellegrinassero, non solo come aveva predicato Cristo, ma come stava nella logica degli eventi ormai in corso e come antica memoria, senza diventare violenti essi stessi. Anche il dare a chi aveva bisogno, era un insegnamento comune nei principi dell’ebraismo e tanto più dovuto per chi era a casa degli altri essendo un insegnamento della necessità.

Ora il pacifismo ad oltranza, che condivide in generale i principi cristiani, qualora predicato universalmente da uno o l’altro popolo su territorio sovrano – diversamente da Cristo, ribadendo –, sempre e ovunque nella propria patria, risulta particolarmente idoneo in verità a spianare la strada ai violenti, che nessuna predicazione, nessun internazionalismo o globalizzazione estrema potrebbero mai eliminare.

In questo filone si pone il pacifismo teorizzato da Kalergi, Primo Premio ‘Carlo Magno’ (Aquisgrana, Germania) nel 1950 per via di un suo Progetto di Pan-Europa o Europa di popoli diversi e pacifisti. Nel saggio di base in cui Kalergi esprime le sue teorie, ossia Praktischer Idealismus, molte, se non tutte, sono le frasi espresse in totale superficialità e in confusione dal punto di vista logico, ben diversamente dalla predicazione di Cristo indirizzata al suo popolo, la quale consigliava l’atteggiamento pacifista ad oltranza in quanto dovuto per le citate necessità storiche. Ciò nondimeno il libro di Kalergi è diventato il programma politico e culturale dell’Unione Europea del post-nazismo. Popoli sovrani che avrebbero dovuto praticare il pacifismo anche contro i violenti. Certo, scrivere sul pacifismo non è facile senza rischiare di cadere nella superficialità, il pacifismo deve di fatto interessare tutta l’umanità per avere la possibilità di realizzazione fuori da ogni utopia, ciò che date le diverse culture e lingue e data la natura umana, nonché dato che la Terra non ha beni infiniti, tra l’altro, risulta appunto un’utopia stessa se non rientrando in qualche modo nel normale insegnamento all’osservanza delle leggi nel loro evolversi democratico, alla non violenza, ciò che, tuttavia, non coincide con il pacifismo in sé.

Seguono adesso alcune citazioni dal testo di Kalergi onde mostrare qual è lo stile logico dell’autore, perché tutto il libro condivide il medesimo tessuto banale e confusionale. Dunque, in mezzo a tutti i più banali luoghi comuni di cui consta l’intero libro di teoria di Kalergi si citano un paio di frasi, riportate secondo l’ortografia dell’epoca, proprio inerenti al pacifismo che, circostanziato, si indirizza all’Europa o Pan-Europa come nel suo Progetto accettato in pieno dall’Unione Europea a conduzione tedesca:

 

“(…) Es wäre ebenso unpolitisch und unpazifistisch, sich den Sowjets gegenüber auf Verträge zu verlassen – wie England gegenüber auf die Flotte. Hingegen muß der europäische Pazifismus jederzeit bereit sein, einem pazifistischen Rußland, das abrüstet und auf seine Interventionpläne ehrlich verzichtet, ebenso genenüber zu treten, wie dem pazifistischen England (…) Jeder Pazifist soll dazu beitragen, den dummen Völkerhaß zu beseitigen, der allen schadet und keinem nützt. Dies kann er am besten durch die Verbreitung der Wahrheit und durch Bekämpfung der böswilligen und ungebildeten Völkerverhetzung (…)” (175,177)

 

‘(…)  Sarebbe altrettanto non politico e non pacifista fare affidamento sui contratti nei confronti dei Sowjet – come nei confronti dell’Inghilterra sulla flotta. Invece il pacifismo europeo deve essere pronto in ogni momento ad andare incontro a una Russia pacifista che disarmi e rinunci onestamente ai suoi piani di intervento, come pure all’Inghilterra pacifista (…) Ogni pacifista deve allora contribuire a eliminare lo stupido odio dei popoli che nuoce a tutti e non giova a nessuno. Questo lo può ottenere diffondendo la verità e combattendo la malvagia e ignorante istigazione popolare (…)’ (Trad. a cura di RM)

 

Le banalità e superficialità intrinseche al testo di Kalergi, che se non fossero state prese sul serio sarebbero anche oggetto di tenerezza, saltano agli occhi molto agevolmente, ossia non hanno bisogno di spiegazione puntuale: l’avverbio parlano di per sé, parla già di per sé dell’indigenza del discorso di Kalergi. Inoltre, ciò che è molto sgradevole, si individua una differenza tra il pacifista, implicitamente l’unico a essere intelligente, e lo stupido odio dei popoli. Per specificare meglio: Völkerhaß, sostantivo composto senza collegamenti espliciti tra i sostantivi stessi, può significare sia odio contro i popoli in sé, sia odio dei popoli fra di loro, così che l’aggettivo dumm si può riferire ad entrambe le circostanze, nelle quali i popoli, a parte qualsiasi altra considerazione possibile, starebbero sempre dalla parte degli stupidi. Il pacifista non nutre questo stupido odio contro o fra i popoli e inoltre il pacifista è, in aggiunta, anche un divulgatore della verità, un novello Socrate senza averne le disponibilità intellettive e intellettuali, magari anche un novello Cristo, solo che Cristo si riferiva alle contingenze in cui si trovava il suo popolo spronandolo nel mondo migliore o ritenuto tale per mantenere la propria identità, Kalergi no. Che cosa intenda concretamente Kalergi con il concetto di verità si riduce, nella migliore delle possibilità, alla predicazione di luoghi comuni ai popoli di stupidi, tipo prediche ad docendas plebes di cui si sa o si dovrebbe ormai sapere, almeno nelle democrazie, che non hanno il potere di condurre a nulla, dicasi nulla di positivo. Ma i dubbi e la confusione spariscono se si pensa a eventuali spinte egemoniche di alcuni popoli attraverso l’imposizione delle proprie idee su altri, un po’ come nell’Impero del re guerriero Carlo Magno, simbolo dell’Unione Europea dei popoli pacifisti. Nel Progetto di Kalergi per una Pan-Europa il concetto di democrazia subisce alterazioni non proprio in senso democratico, così sembra analizzando tutto il suo volume Idealismo pratico, dove prevale davvero una specie di Idealismo dei filosofi tedeschi, i famosi Idealisti, il cui pensiero era tutt’altro che democratico, bensì a struttura verticistica, dittatoriale, retta da un capo incontestabile cui dovere totale fedeltà e conseguente sottomissione totale dei popoli allo stesso.

Il Discorso di Cristo non era campato in aria, non pretendeva di essere il vademecum di tutta l’umanità, ma solo aveva ribadito le linee guida del comportamento degli ebrei a casa degli altri, senza più patria in cui affermarsi come popolo, linee guida di comportamenti che invitavano, pragmaticamente, alla non violenza contro per così dire i padroni di casa. E questo pacifismo aveva un senso, era attuabile perché poteva essere compreso sul piano razionale. Era un’imposizione? Sì, sebbene sotto forma di consiglio, di avvertimento, ma a consigliare e auspicare non erano le sintesi storiche di Kalergi, facenti acqua da tutte le parti e sfocianti nel ridicolo come minimo, bensì una mente intelligente e pragmatica, quella appunto di Cristo. Una riflessione qui riferita all’Unione Europea: che tale Unione non sia capace di reggere al meglio al corso dei tempi può essere un effetto dell’esaltazione del Progetto Kalergi divenuto Programma della UE unitamente all’esaltazione di Carlo Magno divenuto simbolo nefasto in tutti i sensi dell’Unione Europea pacifista.

Inoltre: i conseguimenti del pensiero scientifico possono, eventualmente, essere accettati da tutto il mondo sulla base della conoscenza del reale, astratto o concreto che sia, ma anch’essi sono accettabili in sé fino a prova contraria, non per sempre, e nell’accettazione della prova contraria sta appunto la democraticità intrinseca al pensiero scientifico e la sua possibilità di progresso, ossia la sua mancanza di qualsiasi egemonicità non democratica.

Per concludere: ultimissima – e primissima! – riflessione sulla Vita eterna predicata da Cristo, da Yehoshúa, abbreviato in Yeshúa, alias Gesù: “Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se morto, vivrà in eterno”, in altri termini: avrà la vita eterna (sebbene morto, non piùvita) chi crederà nel mashíach, messia, ossia in Cristo, nella sua predicazione quale inviato da Dio e sappiamo che si riferiva, inevitabilmente, al dio degli ebrei, al Padre degli ebrei. Chi avrà fede in Cristo dunque, nell’inviato dal Padre degli ebrei,  capo dell’identità storica del popolo ebraico, della sua storia, della sua memoria. E qui chi ha orecchi per intendere: la fede nella vita eterna predicata da Cristo – ci dono le prove nelle dichiarazioni sparse nei Vangeli come tratterò in ulteriore studio al proposito – è la fede ininterrotta e sempre viva, incorrotta, nell’identità del popolo ebraico. Sono i fedelissimi, per così dire, nell’antica religione o storia del popolo ebraico, sono costoro che non moriranno in eterno perché la loro memoria sopravvivrà nella storia. Cristo era un sovranista? Assolutamente no, era una persona intelligente che aveva capito che un popolo definitivamente in diaspora e destinato alla cancellazione dalla vita della storia poteva sopravvivere sia non usando violenza come risposta al nemico e soprattutto mantenendo la sua fede nella sua storia, la sua storia retta del dio Padre e dal suo inviato, dal messia, da Cristo, a sostegno della vita eterna del popolo ebraico nella storia dell’umanità, non cancellato e non cancellabile da nessuno finché avesse avuto fede nell’impossibile, in ogni caso nel suo dio Padre. E così è stato, è anche attualmente e si immagina sarà nel tempo a venire. Grande Yehoshúa, potente il suo sostegno al suo popolo nel momento della disperazione.

Rita Mascialino

 



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