Pico della Mirandola

DeGiovanni Pico della Mirandola 1(463 Castello di Mirandola MO-1494 Firenze) e la fissità delle specie

di Rita Mascialino

Grandissimo umanista, di lui è stato tramandato che morì di morte naturale in circostanze coperte da un alone di mistero, si disse per una malattia infamante, la sifilide. Di recente, in seguito all’analisi scientifica di quanto è rimasto delle sue ossa e come è stato reso noto tra l’altro da Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni storici Culturali e Ambientali (2008 Delitti e misteri del passato, a cura di L. Garofano, S. Vinceti, G. Gruppioni: Milano: Rizzoli), si è appreso su base definitiva che la morte avvenuta il 17 novembre del 1494 fu dovuta ad avvelenamento con arsenico trovato in quantità abnormi nelle sue spoglie. Pico della Mirandola fu amico di tanti umanisti, tra cui Angelo Poliziano avvelenato anch’esso poco prima, fu amico anche di Girolamo Savonarola, il domenicano che voleva moralizzare la Chiesa e che per la sua predicazione finalizzata ad instaurare migliori costumi morali negli ecclesiastici fu arrestato, strangolato e messo al rogo. Forse a conferire il mandato omicidiario fu la Chiesa, in ogni caso ordinò direttamente l’assassinio di Pico della Mirandola e anche di Angelo Poliziano Piero de’ Medici detto il Fatuo, figlio di poco pregio del grande Lorenzo de’ Medici, il fiorentino detto il Magnifico. Piero odiava Savonarola che lo aveva cacciato da Firenze dopo la morte del padre e nutriva invidia verso i due umanisti tenuti in così alta considerazione dal padre stesso, più in considerazione di sé che pure ne era il figlio. Molteplici motivi confluirono dunque nella decisione di eliminare i due scomodi intellettuali. Piero de’ Medici si avvalse allo scopo del segretario personale di Pico della Mirandola, certo Cristoforo da Casalmaggiore, il sicario che mise in atto l’assassinio – poco prima aveva ucciso nella medesima maniera Angelo Poliziano. Anche il Casalmaggiore, uomo di pochi scrupoli, avrebbe avuto il suo buon motivo per affrettare la morte di Pico della Mirandola essendo citato con vantaggio nel suo testamento. L’avvelenamento avvenne pare in più fasi per non destare sospetti, così che fino alle recenti indagini scientifiche e storiche poté valere per entrambi come probabile causa della morte la sifilide, patologia diffusa all’epoca.

Nel pezzo che segue (testo latino in Eugenio Garin: I Edizione Vallecchi, Firenze 1942: riproduzione Edizioni Studio Tesi, Pordenone: 1994) viene riportato il discorso che Pico mette in bocca a Dio sull’uomo. Nel celebre ritratto psicologico dell’uomo umanistico Pico della Mirandola toglie Dio dalla vita dell’uomo svuotando di contenuto le pur numerose parole di ossequio verso la divinità stessa. Dio continua a esistere e ad essere riconosciuto come creatore del mondo, ma le sue parole riguardo l’umanità sganciano l’umanità stessa dall’osservanza di ogni possibile regola divina. Nulla di più diverso del ritratto psicologico dell’uomo medioevale, privato di qualsiasi libertà di azione e di pensiero, nonché obbligato all’osservanza di una moltitudine di regole comportamentali dettate dal Dio cattolico-cristiano pena la tortura e la condanna a morte. Di fatto, la dignità dell’uomo consiste in Pico nel non essere l’uomo assoggettato a nessun comandamento divino, nella sua totale libertà di autodeterminazione e di conoscenza, poco importa se nell’orazione sia Dio ad aver deciso di dargli tali facoltà. Particolarmente interessante nel brano di seguito citato è la dichiarazione relativa alla natura dell’uomo che anticipa per un verso sul piano intuitivo la tematica della fissità delle specie al centro del contrasto tra religione ed evoluzione diversi secoli dopo: se le specie sono fisse e immutabili per gli altri animali, non così accade per l’uomo che non ha alcun aspetto fisso e immutabile nel tempo. Certo, l’uomo di Pico può mutare la propria natura con propria scelta e a proprio piacimento, non casualmente come secondo l’evoluzione, tuttavia non si può non rilevare come i tratti della specie umana per Pico della Mirandola non siano più fissati una volta per tutte dalla creazione divina. Con tale dichiarazione Pico della Mirandola inizia comunque a scardinare il concetto della fissità delle specie, successivamente al centro di ogni disputa tra religione e scienza, tra creazione divina ed evoluzione.

Dalla Oratio de hominis dignitate (testo latino in Eugenio Garin: Edizioni Studio Tesi: Pordenone: 2008)

6:

(…) Nec certam sedem, nec propriam faciem, nec munus ullum peculiare tibi dedimus, o Adam, ut quam sedem, quam faciem, quae munera tute optaveris, ea, pro voto, pro tua sententia, habeas et possideas. Definita ceteris natura intra praescriptas a nobis leges coercetur. Tu, nullis angustis coercitus, pro tuo arbitrio, in cuius manu te posui, tibi illam praefinies. Medium te mundi posui, ut circumspiceres inde commodius quicquid est in mundo. Nec te celestem neque terrenum, neque mortalem neque immortalem fecimus, ut tui ipsius quasi arbitrarius honorariusque plastes et fictor, in quam malueris tute formam effingas. Poteris in inferiora quae sunt bruta degenerare; poteris in superiora quae sunt divina ex tui animi sententia regenerari.

O summam Dei patris liberalitatem, summam et admirandam hominis felicitatem! cui datum id habere quod optat, id esse quod velit. (…)”.

(…) Né ti demmo un luogo stabilito, né un volto proprio, né alcuna funzione peculiare, o Adamo, ciò affinché tu, quelle funzioni che avrai desiderato, ottenga e possieda secondo il tuo desiderio, il tuo giudizio. La natura, definitiva per tutti gli altri, è costretta entro leggi da noi prescritte. Tu, non costretto da nessuna limitazione, la determinerai a beneficio del tuo arbitrio nella cui mano ti posi. Ti posi in mezzo al mondo affinché tu da là guardassi attorno a te più agevolmente ciò che sta nel mondo. Né celeste ti facemmo né terreno, né mortale né immortale, affinché tu, di te stesso creatore e artefice quasi arbitrario e onorario, ti scolpisca nella forma preferita. Secondo il giudizio del tuo animo potrai degenerare negli esseri inferiori che sono bruti, potrai rigenerarti negli esseri superiori che sono divini.

O somma liberalità di Dio padre, o somma e ammirabile felicità dell’uomo!, al quale fu dato di avere ciò che desidera, di essere ciò che voglia (…)” (trad. RM).



Secondo Umanesimo Italiano usa i cookie per migliorare la qualità di questo sito. Per maggiori informazioni circa i cookie ed il loro utilizzo clicca qui. Informativa sui Cookie

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi